Lavoro Online - Domande e dubbi sul lavoro online

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Lavoro online, perchè pagare per un lavoro ?

Avere dei dubbi sul lavoro online è normale. Per esempio, molti mi fanno la classica domanda: "perché bisogna pagare, anche se poco, per poter lavorare ?". La risposta è molto semplice: in primo luogo, bisogna distinguere tra il dover pagare "per lavorare" e il pagare per un servizio. In tutti i casi menzionati in questo sito, ciò che si paga è il servizio (non il lavoro) che a sua volta include i diritti di rivendita necessari per costruire il business. Va sottolineato, inoltre, che quello di cui stiamo parlando è un lavoro autonomo, che va guardato dal punto di vista dell'imprenditore. Si immagini di voler aprire un bar, o un negozio di scarpe, un supermercato, o una qualsiasi altra attività in proprio: Quanto costerebbe avviarla, tra l'acquisto o l'affitto di un locale, l'acquisto della merce da rivendere o dei materiali necessari, etc. ? Quanto tempo occorrerebbe prima di recuperare l'investimento iniziale e cominciare effettivamente a guadagnare ? Si potrebbe avere la certezza che l'attività andrà a gonfie vele e che non si sarà mai costretti a chiudere, addirittura prima di aver recuperato l'investimento ?

Con questo non voglio certo dire che nessuno dovrebbe aprire una attività in proprio, ma voglio solo sottolineare che un simile passo comporta dei rischi, più o meno elevati a seconda dell'investimento richiesto per iniziare, e da altri fattori sui quali non ho le competenze necessarie per dilungarmi.

Entrando per un attimo in questa ottica, ci si rende conto facilmente dell'enorme vantaggio offerto dalle attività di lavoro online: investimenti e costi di gestione pressoché nulli, nulla da perdere in caso di fallimento, tutto da guadagnare in caso di successo.

 

Circa l'80% delle persone che iniziano un lavoro online smette nel primo anno, per poi sconsigliarlo (a volte anche in malo modo) agli amici e ai conoscenti che a loro volta vorrebbero farlo. Perché ?

dubbi lavoro onlineE' vero, circa l'80% delle persone che iniziano un lavoro online tanto per provare si stanca dopo poco tempo, spesso addirittura molto prima che sia trascorso un anno dalla loro iscrizione. Questo succede, d'altra parte, anche con i classici network marketing off-line. Perché questo accada potrebbe essere imputato alle cause più svariate. C'è si si iscrive pensando: "e che ci vuole ? Lo dico agli amici del bar e da un giorno all'altro faccio i soldi!". Così corre dagli amici a proporre di fare lo stesso lavoro online, i quali, chi perchè non si fida, chi perchè non ha tempo, chi perchè sta bene come sta, molto probabilmente diranno di no. Questa situazione, nella maggior parte dei casi è sufficiente a far pensare che il lavoro online non funziona, quindi non si perde neanche più tempo a studiare tecniche di marketing adeguate per promuovere il prodotto come si deve. E' anche vero che molti collaboratori vengono lasciati a se stessi dagli sponsor, e dal momento che nessuno nasce con certe nozioni nel sangue.. spesso il nuovo iscritto si ritrova letteralmente a non sapere quello che deve fare. La conclusione ? Questa persona abbandona l'attività dopo poco tempo, semplicemente perché non sa come si fa. La morale: trovare uno sponsor o un upline attivo e preparato, in grado di spiegarci almeno le basi del lavoro, è una delle prime cose da fare se si vuole avere successo in un lavoro online.

 

Le aziende che consentono di costruirsi un lavoro online sono tutte uguali ?

Una oculata scelta dell'azienda con la quale si collabora è fondamentale. Come si sviluppa il suo piano di marketing ? Gli iscritti hanno tutti le stesse identiche possibilità di riuscita, oppure chi arriva dopo non ha più speranza di superare, in guadagno, chi lo ha preceduto ? L'azienda che offre il lavoro online ci dà la possibilità di vendere un prodotto o un servizio reale ? Le risposte a queste due domande bastano già a distinguere un lavoro online legittimo, da un piramidale e dalle catene si Sant'Antonio (va sottolineato che i piramidali ed i giochi di catene sono illegali, almeno in Italia).

Il concetto è descritto nell'articolo 5 della Legge 17 agosto 2005, n.173 che recita:

logo gdi ws ART. 5. (Divieto delle forme di vendita piramidali e di giochi o catene) 1. Sono vietate la promozione e la realizzazione di attività e di strutture di vendita nelle quali l'incentivo economico primario dei componenti la struttura si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati direttamente o attraverso altri componenti la struttura. 2. È vietata, altresí, la promozione o l'organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, "catene di Sant'Antonio", che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all'infinito previo il pagamento di un corrispettivo.

Il paragrafo 1 dice chiaramente che il guadagno deve derivare principalmente dalla capacità, sia individuale, sia del gruppo di lavoro (la rete di vendita che ci costruiremo), di vendere i prodotti e/o servizi dell'azienda (ad esempio, dalla nostra capacità di vendere servizi web, e dalla capacità del nostro team di fare altrettanto). Ciò non significa che non si possano cercare dei collaboratori per crearci una rete di vendita, oltre che cercare clienti, ma significa che l'attività di lavoro online che proponiamo deve essere proposta come attività di vendita di gruppo, non come attività di puro reclutamento.

Il paragrafo 2 sottolinea innanzi tutto il fatto che alle nostre spalle devono esistere sia una azienda, sia dei prodotti e/o servizi reali da vendere. In più rimarca il fatto che il guadagno non può derivare dal puro e semplice reclutamento di altre persone, che a loro volta devono fare lo stesso, all'infinito.

 

 

 

 

 

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"Corriere Della Sera®" Data sconosciuta